Il saggio tende a dimostrare come, a causa del trattamento apofantico della ragione e dell’accettazione delle tesi di fondo del panlogismo — la positivizzazione del negativo — i cosiddetti marxisti hegheliani (Lukàcs, Bloch, Marcuse, i marxisti di Francoforte) non sono in grado di sottrarsi alla conclusione hegheliana: la riducibilità della dialettica. L’esplicazione dei passi critici è effettuata mediante la dimostrazione deU’attaccamento del marxismo hegheliano al trattamento romantico della libertà, quale fondatrice della ragione — fatto che determina il ritorno alla religione ottocentesca della libertà. La concezione della ragione dialettica è sorta dalla riduzione del carattere liberatore della ragione, a una delle sue tecniche — la negazione razionale. L’autore accenna al fato che siffatta identificazione favorisce un’unica tecnica razionale, la sola cui non è applicabile l’attività liberatrice della ragione e che, quindi, blocca il suo sviluppo, cioè nega il suo scopo liberatore. La portata di un intendimento sostanzialistico della ragione da parte dei marxisti hegheliani viene messa in evidenza in rapporto alla loro impostazione del problema del nulla. Vi si illustra in che modo essi, come pur e lo stesso Hegel, abbiano ridotto alla prima, una delle due fondamentali versioni storiche dell’interpretazione del nulla: 1. il nulla come il non-essere; 2. il nulla come l’altro. È questa la ragione fondamentale per cui essi non sono riusciti a scansare, in maniera più radicale, la riducibilità della dialettica: riappare il panlogismo come un razionalismo necessitante (il nuovo come potenziale), oppure si distrugge la ragione (una nuova Utopia). Questa ambiguità prova quanto i marxisti hegheliani siano disinteressati, tanto alla teoria esistenzialistica della temporalità, quanto all’interpretazione che Marx dette del »negativo«, inteso come un bisogno, come una manchevolezza che può essere appagata soltanto storicamente. L’alternativa offerta dal presente saggio è la concezione neoilluministica della ragione unitaria, ed è perciò che nel messaggio conclusivo l’autore afferma Che l’attività liberatrice della ragione può essere riconfermata soltanto a condizione 'di non cercare in essa stessa il suo proprio scopo; ne consegue la sconfessione della negazione razionale hegheliana, creando così le possibilità di sviluppo di svariate tecniche razionali, limitate per l’appunto, dall’aspetto liberatore della ragione funzionale unitaria, tesa verso il superamento storico del »negativo«.