II pensiero filosofico di A. Gramsci che, superando di gran lunga ii suo tempo, aveva dndicato le basi di una soeieta piu giusta, piu umana, trovo una vasta appli- cazione pure nelTestetica e nella critica letteraria del filosoćo torinese. Partendo da una spietata polemica con B. Croce e volendo contemporaneamente superare ii niichilismo del proprio maestro A. Labriola, Gramsci arrivo alia teši marxista del ruolo determinante della prassi nella formazione dell’individuo, della personality umana. Da qui la concezione fondamentale dell’estetica gramsciana che la vera arte nasce soltanto da un nesso organico tra 1’artista e la storia. Basando su questo principio la sua analisi critica della letteratura italiana del Risorgimento in poi, onde individuare le vere cause della sua scarsa popolarita in Italia, Gramsci concluse che una vera rinascita della letteratura italiana pud awerarsi soltanto attraverso un radicale rinnovamento della cultura italiana in generale Tale conoscenza avvicind Gramsci senslbilmente a F. De Sanctis. Gramsci creo le basi di uma nuova crifcica letteraria italiana, scientifica e marxista, superando contemporaneamente l’idealiismo croceano nonchč l’esasperato storicismo desanctis- siano, accettando, sia pure con un coerente criterio critico, quelle concezioni che avevano avv,icinato i suoi. due grandi maestri alia critica marxista, Cid gli permise di proparre delle soluzioni veramente rivoluzionarie ad alcuni tra i piu scottanti problemi dell’estetica moderna, come per esempio al problema del rapporto tra poesia e struttura nell’opera d’arte, tra contenuto' e forma, ed infine alia tanto controversa questione della lingua poetica come struttura e poesia. Pero l’anigine polemica della sua critica letteraria condusse Gramsci talvolta ad una dogmatica ricerca di valori rivoluzlonari classisti mell’opera d’arte (special- mente nella sua critica di quel periodo, storico in cui doveva nascere in Italia una letteratura »nazional-popolare«). Da qui ii suo atteggiamento, alquanto ostile, nei confronti del Manzoni, che egli accusa di brescianismo; del Foscolo, nel quale egli trova soltanto l’esaltazione della gloria nazionale, decorativa, esteriore, re'.orica; del Verga, nel quale prevarrebbe »un atteggiamento di fredda impassibility scientifica e fotografica".