Preso lo spunto da un noto verso leopardiano, l’autore si propone di individuare le cause estetiche della spiccata predileizione del Leopardi per Tinfinito sostantivato, facilmente riscontrabile in tutta la sua, opera poetica. All’inizio del saggio Tautore rileva due caratteristiche fondamentali dei- fin tuizione artistica del Leopardi, e cioè: il poeta è affascinato dell’idea Jell’infinito, quale proprietà inscindibile dell’assoluto, ma contemporaneamente è profondamente affezionato alle piccole cose della vita quotidiana, quelle cioè, che costituiscono il suo mondo estremamente limitato. Attraverso un’analisi del pensiero del Leopardi, tesa a scoprire l'origine di questa apparente contraddizione dell’lntuiztone artistica del Recanatese, l'autore giunge alla conclusione che, secondo il Leopardi, l’infinito non è una proprietà oggettiva dell'esistente, ma una creazione dell’iiomo, [precisamente delle sue possibilità di conoscere iti finito in una prospettiva infinita, dando così al finito un valore estetico. La, bellezza deh mondo reale non verrebbe, secondo il Leopardi, dalla sua struttura esistenziale, bensì dalla possibilità che l’uomo possiede di proiettar,lo nell’infinito. L’infinito non sarebbe, dunque la negazione del finito (come invece credeva ilo Hegel), bensì il finito costituirebbe la base potenziale dell’infinito. In seguito l’autore asserisce che il bisogno dell'infinito non è nel Leopardi 11 risultato dii una speaulazione intellettuale, ma una necessità esistenziale, del poeta che vi ripara dalle conseguenze nichilistiche che potevano risultare da un incontro prematuro con il problema esistenziale su cui lo aveva portato la sua ricerca di una accettabile soluzione del problema necessità-libertà che lo assillava. Perciò, l’infinito non si attuerebbe, secondo il Leopardi, al di là del presente, carne conseguenza di un moto che, secondo il poeta, sarebbe sempre limitato teleologie annerile, bensì nel presente «tesso, come un eterno, un infinito presente. Dopo aver accennato ad alcuni riflessi letterari e formali di tale intuizione artistica delia realità, i’autoire trovai nelTimfi mita sostantivato, tanto frequente nella poesia del Recanatese, una sintesi linguistica di qiuell’intuiziane artistica della realtà nella quale l’infinito non isbà al di là del presente, ma è il presente stesso. Il potenziale estetico delTiinfinito sostantivato deriverebbe dalla sua struttura lessicologica nella quale ,si fonde l’aspetto dell’infinito e delTatemporalità con quello ideil’attualità presente e concreta. L’autore offre utn’analisi abbondantemente esemplificata dei casi in cui il Leopardi fà uso dell’infinito sostantivato al posto di altre forme espressive e conclude affermando che nella totalità estetica della poesia del Leopardi Tinfinito sostantivato ha un valore strutturale, tanto che senza urna sua giusta interpretazione man è possibile penetrare in pieno nell’esseniza del mondo poetico del Leopardi.