L’opera letteraria di Vasco Pratolini dalla cronaca all’allegoria

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DOI:

https://doi.org/10.15291/radovifilo.1614

Abstract

Dopo aver sottoposto ad un’analisi dettagliata le singole opere, l’autrice del saggio conclude che Vasco Pratolini ha voluto atteggiarsi a testimone di tre fasi della storia italiana, che abbracciano l’anteguerra, la guerra e il dopoguerra e che sono caratterizzate dall’abisso scavato, tra gli uomini e dalla ricostruzione dei ponti di collegamento tra di essi. Per identificare i fatti, le cose e i fenomeni che hanno inciso sul corso della storia in tal periodo o ne hanno semplicemente sigillato l’essenza, era indispensabile rivolgersi alla memoria o alla cronaca. La materia raccolta alle loro inesauribili sorgenti, è stata sottoposta al setaccio, valutata, trasportata indi nelle opere e con essa una folla di gente con volti umani vivaci e distinti, moventesi tutta in un armonico coro, sospinta dalla speranza nella dialettica del domani. Uomini e cose, sincronizzati con maestria, riuscivano a fondersi in una visione artistica altamente intonata fino al mo- mento in cui alla tecnica neorealistica, di cui lo scrittore toscano si è servito senza ritegno, non vennero a mancare i termini di raffronto tra gli uomini e le vicende in una società ora meno polarizzata ma più contrastata, nonché i mezzi espressivi atti a consolidare la struttura dell’opera. Già nel Metello, constata l’autrice, la nuova tecnica che talvolta intacca, talvolta sfiora la verità e il modo classico di esporre che permette di mani- polare coi fatti e di giudicare arbitrariamente le azioni dell’uomo non hanno potuto conservare l’organicità della materia narrativa. Fu a questo punto che Pratolini si lasciò attrarre dalla voce del neoavanguardismo propugnante, nei suoi messaggi, maldestramente articolati, l’idea della codificazione dei principi anarchistici, atti a spazzare i miti e a rompere le dighe, anche quelle morali, nel processo creativo. Il compromesso, al quale accondiscese, permise al narra- tore fiorentino di sostituire la tecnica della rappresentazione a quella analitica. Avendone abusato, nelle ultime opere si rilassarono i fili che dovevano trasmet- tere al lettore il pensiero dominante e l’idea motrice. Il linguaggio e la forma diventarono inaccessibili, o quasi, e il modo di esprimersi, eccitante o provo- catorio, corredato di finzioni, metafore, simboli, allegorie, tale da appesantirne la lettura e intimante un faticoso travaglio interpretativo che trattiene le emozioni e i sentimenti.

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Published

2018-04-13

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Articles