All'inizio del saggio l’autore espone un sommario delle opinioni critiche fondamentali sull’opera letteraria di Bacchelli, da quelle maggiormente favo- revoli, a quelle più ostili. Tale diversità di opinione è in parte dovuta, sì, alla diversità ideologica dei critici di Bacchelli ed al vario grado della loro prepara- zione professionale, ma in primo luogo alla complessità artistica dello stesso Bacchelli, alle contraddizioni psicologiche di uno scrittore che ha fatto tutto il possibile per essere moderno, ma che, tuttavia, è rimasto — nei suoi atteggia- menti, nei temi letterari, nel linguaggio — entro i limiti di un'epoca letteraria e culturale che, già da tempo aveva dato segni evidenti di stanchezza e senilità, e che la nuova leva di scrittori italiani aveva già da tempo spazzato via dalla scena letteraria, con l’onore delie armi. Segno di tale profonda contraddizione e pure la partecipazione militante di Bacchelli a correnti tanto disparate queli lo erano La Voce e La Ronda. Più tardi Bacchelli prese parte attiva a vari movi- menti culturali e letterari, collaborò a molte riviste e giornali, però il dilemma di fondo, tra il Rondismo e la Voce, rimase sempre alla base della sua attività letteraria: la grande tradizione letteraria italiana si può salvare ritornando al puro lirismo di Leopardi, oppure alla retorica militante di Carducci? Ad ogni modo, le nuove tendenze rigeneratrici della narrativa italiana contemporanea, inaugurata dai grandi scrittori italiani del nostro tempo, passarono, e passano tuttora accanto a Bacchelli, ancorato saldamente alla tradizione letteraria ita- liana del 19. secolo.