Il mito di Laura

Authors

  • Glorija Rabac - Čondrić

DOI:

https://doi.org/10.15291/radovifilo.3495

Abstract

Nihil est in intellectu, quin prius fuerit in sensu . Questo detto tanto caro al Vico — che Aristotele aveva usato polemizzando con Platone — sta a indicare che le facolta intel- letive, cioe la capacita di in te llig e r e e di conseguenza la cono- scenza intelletiva, sono inscindibilmente legate alia conoscenza sen- sitiva. Partendo da questo punto, Gianbattista Vico a ragione af- ferma che nell’ epoca piu remota.— quando ancora ’ ignoranza era »robusta« — i poeti »in forza di una corpolentissima fantasia« co- minciano a creare le cose »con una maravigliosa sublimita«. Tra gli uomini primitivi che »urlando, brontolando, spiegavano le loro violentissime passioni« nasce ii primo mito, quello di Giove e di altre di vini ta, I'inche in mezzo ad essi non comparve il poeta, il quale, sempre a dir del Vico, finge »la prima favola divina«. Solo nel- Vllliade questa »prima favola« raggiunge vette artistiche impensate, assumendo l’aspetto di una irrepetibile storia, in cui »la corpolentissima fantasia« di Omero crea e fa scontrare miti divini con quelli umani, eroi nati sul campo di battaglia con gli Dei dell’Olimpo. »Se l’eroe e qualcosa di ’piu’ dell’uomo, non per questo deve essere concepito come un essere fittizio e inesistente nella realta. Al livello eroico, del resto, si pub ricondurre buona parte di cio che va considerato ’estetico’«. L’eroe, che talvolta non nasce maneggiando le armi in combattimento, si trasforma in mito ogni qualvolta il poeta gli attribuisce qualita sovrumane o fa di lui un essere ideale, dotato di quelle virtu o di quei valori umani, intellet- tuali, spirituali, morali, di cui vorrebbe esser fornito egli stesso, ogni qualvolta lo concepisce come simbolo del proprio seniimento o delle proprie aspirazioni, ovvero come strumento atto a risolvere questioni che trascendono le facolta e l’esperienza personale.

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Published

2021-11-26

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