Con una sintesi di testimonianze letterarie romane (incluse le ep'igra- fiohe) e bizantine riguardanti l’Epitauro adriatica, antica cilta illirica, a suo tempo esposta agli influssi ellenistici, e con un riferimento al toponimo illirico (indoeur. -caopo -»taurus, mons, fortis«; suftaupog = ta/upćp Hesychius), forse da connettere con Zao = zpyjiivds, Const. Porph. adm. imp. 29 (a proposito del nome Lausion, Ragusium), ci soffermiamo sul materiale mitografico. Crediamo che la leggenda di San Uarione di Epidauro, tramandataci da Geronimo, derivi dalla trad'iziome mitografica cadmea. II. Presentiamo alcuni oggetti greco-illiirdici scavati nei dintorni di Cavtat (presuposta Epitauro), che, ad eccezione delle due fibule da noi gia pufobTicate (fig. 1), vengooo qui pubfol'icati per la prima volta,, e cioe: Una fibula argentea ad arco ornato di incisioni curviliinee, terminante in una placca quadriforme (fig. 2), forma elegante della tarda epoca precristiaina, ma tipologicamente proveniente dai tempi di Dipylon; Una fibula argentea del primo periodo della civilta di La Tene. Tipo essenzialmente affine a quello di »Certosa«, ma una variante piuttosto liburnicai, »a lunga staffa con appendice ripiegata in su« (v. il materiale di Zadar, fig. 3a); Frammenti di fibule a forma di freccia (fig. 4). Notiamo le analogic Nord-balcaniche; Due protome di »negro« di pasta vitrea, gia appartenenti agli orecchini ellenistici (fig. 5, a); Frammenti d’un (?) elmo greco-illiriico di bronzo (fig. 6); Aghi crinali d’argento (fig. 5, b-c), armilla di bronzo (fig. 5, d), perle di pasta vitrea (fig. 7), oggetti non rani nelle tomibe illiriche, greche e italiche. III. Quanto alia questione circa la tribu illirica abitante l’anitica Epitauro, pensiaimo ai Partini (»apud Parthenos Epidaurios« Cassius Dio, XLVIII 41), i quali dovevano aver certe affinita coi Plerei.