Le visioni romantiche di Luigi Fichert

Authors

  • Glorija Rabac Čondrić

DOI:

https://doi.org/10.15291/radovihahu.1930

Abstract

Lo zaratino Luigi Fichert (1826—1899), cresciuto sotto l’influsso di quella corrente romántica che propugnava ideali sublimi di fraterna coesistenza tra i popoli, di solidarietá umana e di diritto alia libera autodeterminazione nazionale, sviluppa la tesi degli alti valori morali del popolo slavo rifiutando il radicalismo e l’estremismo di quei letterati ed intellettuali dalmati che, legati all’Italia per la lingua parlata e la cultura assimilata, comprimevano le aspirazioni degli Slavi a crearsi una patria e una letteratura nazionale. Nei suoi versi, come puré nella prosa, prevalgono motivi che denotano l’entusiastica ammirazione del Nostro per la lotta del popolo slavo contro i soprusi, le umiliazioni e le sevizie. Cosí, nel suo primo poema La Madre Slava, come nel dramma Bielka di Bosnia, due madri, montenegrina la prima, bosniaca la seconda, rimaste vedove per uso della violenza e ferite ambe- due nel loro orgoglio di spose e di madri, vengono messe al centro di un aspro conflitto, nel quale la vendetta di sangue assume valori simbolici. Infatti, le due donne, dopo aver dato prova del loro eroismo sostenuto dal desiderio di rivendicare l’onore oltraggiato della famiglia, vengono sopraffatte dai loro figli unici. Fichert ne espone le ammirevoli virtü per giungere a soluzioni che scardinano i vecchi pregiudizi e le ostilitá nutrite contro gli Slavi. Postosi come scopo finale l’esaltazione dei vecchi costumi, la vittoria del cuore, della ragione e della giustizia, il poeta nella maggior parte dei versi, contrappone il sentimento alPintelletto, l’amore all’odio, l’etica progressiva alia discriminazione morale, i diritti di un popolo, balcánico in primo luogo, alia oppressione tirannica. Anche nella prosa, la materia narrata si piega agli intenti educativi e ai fini umanistici. Nel racconto Veneti e Schiavoni, lo scrittore si impegna a difendere l’onore e la dignitá dei Dalmati condannando gli atti di violenza dei nobili veneti. Un tema morale, comune alia narrativa dell’Ottocento, viene sviluppato nei romanzi La contessa del Paradiso e nel Pazzo di S. Ser- vilio. In essi, pero, gli elementi riflessivi si alternano alia rievocazione e quelli sociali e politici ai commenti moralistici. Le eccessive digressioni e le riflessioni incisero suU’unitá e sull’armonico sviluppo dell’azione. Nonostante la modesta portata artística dell’opera, l’autore ha voluto riscuoterla dall’oblio per il nobile impegno morale del Fichert, per la sua insistenza nel dimostrare che la dignitá e l’integritá spirituale dell’uomo di ogni ceto sono inviolabili e che nessuno puó negare ad un popolo di farsi una patria e di agognare forme di vita piú civili.

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