Sistema difensivo e prospetto della Jader antica dalla parte della terraferma

Authors

  • Mate Suić

DOI:

https://doi.org/10.15291/radovihahu.1935

Abstract

Nella tradizione antiquaria, partendo dai nostri umanisti in poi, assai poche notizie si riscontrano sulle fortificazioni della cittá antica. Pressoché tutte le speculazioni erano fondate su due epigrafi nelle quali Augusto figura fondatore della colonia (parens coloniae) e benefattore che donó alia cittá le mura e le torri (murum turris dedit). Prime nozioni concrete hanno oíferto i resul'tati degli scavi condotti áa G. Bersa, il quale scopri nel 1909 le fonda- menta di un arco a tre porte con le torri laterali a pianta ottagonale. Le ri- cerche eseguite dall’autore dopo la seconda guerra mondiale hanno portato alia luce i resti della cinta urbana verso la terraferma, costruita da grossi blocchi di rustica fattura (opus quadratum), il tracciato della quale coincide con il sito dell’arco suddetto. Nello stesso muro era scoperta una porta urbica, senza torri, e sulla parte opposta dell’arco a sinistra, la facciata di una torre che appar- teneva ad una terza porta. Le tre porte (fig. 1) di questo muro: la destra (col- l’arco), la sinistra (colle torri laterali a pianta quadrata) a quella di mezzo (dif- fatti in una iscrizione si menziona una porta media), corrispondono al nesso urbano, perché da ciascuna di loro cominciava un decumano che conduceva al foro. Dato il sito geográfico della cittá, estesa su un linguetto di térra spor- gente nel mare, risulta logico che le mura dalla parte della terraferma — única dalla quale era possibile il trafico e l’entrata nella cittá, — avevano tre porte, le quali peró non si devono riferire a quelle tre note porte dedicate ai membri della triade capitolina. Detto muro, proteso in senso diritto e di grande effetto prospettico, si deve datare ne’l’epoca Augustea, súbito dopo il 27 a. C., quando si pone l’iscrizloné che ne fa menzione. Alttretanto vale per la torre scoperta, e non solo per essa ma puré per tutte le altre torri appoggiate a questo muro che avevano una pianta quadrilatera, dunque anche per quelle scomparse, perché prima del- l’erezione dell’arco, al' suo posto doveva essere un’altra porta colle torri ana- loghe a quelle della porta sinistra (fig. 2). Queste sarebbero le turres del- l’epigrafe. La prima fase di costruzione delle fortificazioni sulla terraferma coincide, dunque, con il rito di fondazione e con il pomoerium primitivo. Non si puó invece accettare l’opinione secondo la quale la costruzione dell’arco cadrebbe nello stesso tempo. Gü esempi noti (ma veramente poco nume- rosi) degli archi a tre porte dell’epoca Augustea si staccano esenzialmente dall’esemplare jadertino il quale, a base dei suoi elementi costruttivi, strutturali e stilistici conservati, si deve largamente datare nell’epoca Flavia ed awici- nare piú ai modelli dell’epoca Traianea che non a quella Augustea (fig. 3). L’arco era sicuramente interpolato nel tessuto della cinta preesistente, in un tempo di viva attivitá costruttiva nella cittá e nella regione (pórtico attorno il foro, peribolo attorno il campidoglio, colonne onorarie sul foro, tempio capi-tolino in vicina Enona, etc.). Eretto l’arco, quella porta media venne svalutata, come pure il decumano che da essa si prolungava verso il foro., Invece di essere destinata di figurare quale il sito dell’arco come porta mediana ed il punto di massima convergenza e viabilité, essa ha acquistato un ruolo secon- dario e la sua funzione, conservando la propria, è stata presa dalla porta col- l’arco. Le ragioni di questo cambiamento sono moteplici, ira le quali le due le più important!, La costruzione dell’anfiteatro dirimpetto alla porta mediana aveva orientato il traffico verso la porta destra (perché davanti a quella sinistra c’era la fossa — insenatura del mare), dalla quale partivano le strade e comin- ciava la necropbli. Di conseguenza più grande fu la costruzione délie terme pubbliche, poste a sud-est del foro, le quali coprivano due isolât! dell’area urbana e gli univano in un complesso chiuso, rompendo cosi il contatto del decumano menzionato con ili foro, di modo che questa strada urbana diventó un vicolo cieco. La sorte del decumano determinó quella della porta che le stava a capo. La ricostruzione della prima e della seconda fase di costruzione del pro- spetto della città verso la terraferma è in gran parte ideale (fig. 4). La situa- zione planimétrica è plenamente chiara, mentre quella altimetrica solo in parte si puó argomentare con il materiale autentico, dato che dell’arco sono conosciuti solo i basamenti di stilobate, la pianta delle torri e la parte interiore delle semicolonne. Mancano completamente gli elementi della trabeazione. La densita delle perforazioni su un tratto di mura relativamente breve ne diminuiva sensibilmente il valore difensivo. Nella tarda antichitá (probabil- mente dópo la cacciata degli Ostrogoti) era stata cos'cruito un muro parallelo a quello dell’epoca Augustea, confezionato da fistule che appartenevano al- l’acquedotto ormai fuori uso, di modo che si formó uno spazio interno fra i due mûri (perché quello Augusteo era rimasto in piedi) che serviva da propugnacolo. Cosí la città poteva sfuggire l’iniquo fato durante il periodo delle migrazioni e incursioni.

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