Il risorgimento italiano, mito e verita
DOI:
https://doi.org/10.15291/radovihahu.1888Abstract
Le opinioni, talvolta estremamente controverse, di varie correnti polit'che e di illustri studiosi (Gramsci, Gobetti, Salvemini, Silone, Croce ecc.) sul Risorgimento italiano, hanno dndotto l’autore di questo saggio a riesaminare la fenomenologia del Risorgimento italiano, al'o scopo di dissolvere ii mito che si era creato intorno a questo fenomeno storico, indubbiamente molto complesso, onde poter, in una visione starica oggettiva, valutare i suoi pregi e rilevare i suoi difetti. Dopo aver esposto, in breve, le cause della creazione di t'aie mito e i présupposai storici della sua consistenza, riassumendone i tratti essenz'ali, l’autore in polemiica con tali idee, ritenute anitistoriche, propone uma nuova presa di pesizione di fronte ai fenomeni più indicativi di quesfo movimento rimnovatore, tra cui, per. es. il Neoguelfismo, l’attività del Partito di azione, i vani movimenti rivoluzionari, la spedizione di Garibaldi, di Pisacane ecc., la cui debolezza comsi- steva, secondo l’autore, nel loro carattere, estremamente cospirativo, esclusivi- stico, mancante di una vasta base popolare, che gli potesse dare un carattere nazionale, nel senso Gramsciano. Di fronte a tali concezioni imt'ellettualistico- borghesi di un rinnovamento nazionale, di cui peccarono pure le idee del fondatoni del movimento socialista italiamo (Turati, Ferri, Loria, Cattaneo, com- preso il Labriola, che fù, secondo Engelsi, l’uiniico vero marxista in Italia), le masse popolari, perduto ogni contatto con il eerto degli intellettuali — che avrebbero dovuto costituire la forza di coesione nazionale — trovarono rifugio in vari movimenti irrazionali, velati talvolta di un esasperato mlsticđsmo (quaii furono ad es. il movimento dd D. Lazzaretti e delle Bande di Benevento), si entusiasmavano di idee social-utopistiche (quale fù ad es. il socialism» mistico di G. Pascoli, predecessore innocente delle idee di E. Corradini, ideologo dell’espansionismo fascista), oppure cadevano facile pređa di varie idéologie reazionarie, miramti prinoipalmente a sopprimere tutte le conquiste democratiche del Risorgimento. Le debolezze ideologiche del Risorgimento italiano, l’impo- stazione sbagliata di alcuni tra i più scottanti problemi nazionali e social!, fecero si che, come disse G. Salvemind, la reazione avesse inizio lo stesso giorno in cui incomincid la rivoluzione. La conseguenza di questo precario stato di cose fù una profonda crisi ideologica, politica e morale, che investi la société italiana postrisorgimentale e che si manifesto chdaramente nella decadenza morale di una parte della nuova generazione durante e dopo la I. guerra mondiale, nell’insuccesso del movimento operate in generale e in modo partâcolare delle imsurrezioni proletarie del 1917. e 1920., e in fine nel travolgente sviluppo del movimento fascista, che seppe approfittare delle debolezze del movimento operaio, per attirare a sè opérai, contadini e intellettuali.A conclusione del sagglo l’autore sost'iene che il movimento antifascista, de- mocratico e nazionale, animato di un vero spirito rinnovaitore, fù un processo dd ulterdore elaboraziome e realizzazicne delle tendenze democratiche del Risorgimento. Muovendo in due direzioni, quella della soluzione dei numéros! problemi rimasti insoluti durante il Risorg mento (principalmente ii problema dell’unificazione orizontale — igeografica e verticale — sociale del paese), e quella della lofta ad oltranza contro la più tragica conseguenza della mancata soluzione di tutti questi problemi), il movimento antifascista creava i presup- posti psicologici. e morali, solidi e duraturi, per la realiizzaziome definitiva di tutti quegli ideali che il Risorgimento aveva tracoiato teoricamente, ed assumeva sempre più il carattere di un secondo Risorgimento, il vero Risorgimento italiano nazional-poipolare, auspicato da Gramsoi ed altri suoi illustri ideatori, viittime iinnocenti della dittatura fascista.


