Un "artista della penna consumato e geniale"
considerazioni sul letterato triestino Filippo Zamboni
DOI:
https://doi.org/10.15291/sponde.3893Ključne riječi:
Filippo Zamboni, letteratura, Dante, Divina Commedia, Giuseppina MartinuzziSažetak
Filippo Zamboni (Trieste, 1826-Vienna, 1910) si contraddistingue per i suoi studi su Dante, riportati, per esteso, in gran parte delle sue opere. Tra queste, ci siamo soffermati su due in particolare Gli Ezzelini, Dante, e gli schiavi. Pensieri storici e letterari (1864) e Il bacio nella luna: Pandemonio. Ricordi e bizzarrie (1911). Oltre all'analisi delle sue interpretazioni di alcuni passi sue interpretazioni di alcuni passi della Divina Commedia, è stata approfondita la singolare riscrittura del contrappasso dantesco destinato ai peccatori del quarto cerchio dell’Inferno. Nel Pandemonio, l’autore immagina puniti, tra gli avari, i proprietari delle miniere che non si potevano limitare a spingere pesanti massi, come nell’immaginario dantesco, ma si vedono condannati a simulare per l’eternità il lavoro massacrante dei minatori. Sono state sviluppate inoltre le considerazioni sullo scrittore da
parte della critica, riportando le recensioni e i giudizi espressi nella stampa periodica con particolare riferimento agli scritti della poetessa istriana Giuseppina Martinuzzi, che più di altri si è occupata di Filippo Zamboni. A tale proposito, ci si è concentrati su un manoscritto della Martinuzzi, intitolato Alcuni stampati e manoscritti di Filippo Zamboni ed altri che di lui dicono, conservato presso in Museo popolare di Albona, che ci ha permesso di approfondire l’importanza di questo dantista triestino, oggi poco conosciuto.
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